Cangiari, l'alta moda etica

Cangiari è il primo bran di alta moda sostenibile made in Italy e si basa sulle antiche tecniche di tessitura a mano calabrese
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Cangiari


Pubblicato il 09/02/2018
Ultima modifica il 09/02/2018 alle ore 07:30

In dialetto calabrese significa “cambiare” ed è proprio questo il punto di partenza da cui è nato il progetto di Cangiari, che oggi è diventato, a tutti gli effetti, il primo marchio di alta moda etica “made in Italy”. Come il nome suggerisce, tutto è nato in terra calabrese, dove, nei primi anni del nuovo millennio, un gruppo di cooperative sociali diede vita alla comunità Goel che, prendendosi cura delle fasce più deboli della società, ha iniziato ha promuovere uno stile di vita basato sulla legalità, sulle pari opportunità, sulla cultura del lavoro e sulla salvaguardia delle tradizioni e del territorio. Ed è stato proprio grazie a Goel che un gruppo di giovani preoccupate per l’abbandono delle antiche tecniche di tessitura a mano calabrese, hanno posato il primo mattone del progetto Cangiari, un brand che si fonda sulla riscoperta di queste antiche pratiche artigianali, un tempo tramandate di generazione in generazione.

L’elemento distintivo del marchio è l’eticità. L’eticità intesa in senso ambientale e sociale. Ogni capo realizzato è, infatti, il frutto di una filiera produttiva rigorosamente artigianale basata sulla legalità e sull’inserimento di lavoratori svantaggiati che sfrutta materie prime naturali e in tutto e per tutto sostenibili. Cangiari è, infatti, il primo brand di fascia alta ad impiegare soltanto colorazioni e materiali bio, certificati Gots. I capi ottenuti seguendo le antiche tecniche di tessitura sono, dunque, creazioni estremamente pregiate che consentono, inoltre, un elevato livello di personalizzazione.

 

Cangiari in passerella 

Per fare questo e perpetrare, dunque l’antica arte della tessitura calabrese che affonda le proprie radici all’epoca della Magna Grecia, le fondatrici di Cangiari hanno, innanzitutto, ricostruito o restaurato gli antichi telai a mano in legno che versavano in condizioni di abbandono. Su questi telai, un tempo, le majistre, le anziane detentrici degli antichi segreti della tessitura, lavoravano fino a 1800 fili di ordito che facevano passare nei lecci ed intrecciavano secondo specifiche sequenze matematiche grazie alle quali potevano riprodurre complessi disegni e tramature. Non potendo, spesso, contare su un elevato livello di istruzione, le majistre ricorrevano ad alcuni espedienti mnemonici per memorizzare le complesse sequenze come, ad esempio, delle filastrocche. Ebbene, le fondatrici di Cangiari hanno anche provveduto a recuperare e trascrivere questi versi preservandoli dall’oblio.

Gli splendidi capi di Cangiari, caratterizzato prevalentemente dai toni del bianco e del nero con inserti amaranto e blu, si sono spinti ben oltre i confini della Calabria, raggiungendo prestigiose passerelle come quella dell’Arab Fashion Week di Dubai dove, lo scorso anno, hanno conquistato il folto parterre internazionale di esperti, intenditori ed appassionati dimostrando come l’eticità e la sostenibilità rappresentino un importante valore aggiunto anche nel mondo della moda.

 

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