Mafia e corruzione ostacolano le grandi opere ferroviarie


Pubblicato il 01/02/2018
Ultima modifica il 01/02/2018 alle ore 07:37

Egregio Zancan,  

in merito al grave incidente ferroviario di Pioltello basterebbe consultare il contenuto della lettera che i pendolari hanno inviato al Presidente della Repubblica Mattarella per rendersi conto di come certe tragedie potrebbero essere evitate, se solo venissero tenute in debita considerazione le criticità più volte esposte e manifestate. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo smantellamento o ridimensionamento di molte linee, le cui conseguenze hanno portato al continuo spopolamento di molti paesi per le obiettive difficoltà di collegamento con i centri principali. L’Italia poi, al contrario di molti Stati europei, privilegia il trasporto su gomma anche per le merci nonostante sia una delle nazioni più inquinate d’Europa e mi pare che l’aspetto climatico che minaccia la salute dei cittadini e dell’ambiente stia diventando un problema molto preoccupante per il nostro futuro.  

Una seria politica sui trasporti non è mai decollata e non c’è da stupirsi, visto che la programmazione non è il nostro forte. I disagi dei pendolari non fanno audience, i nostri politici preferiscono parlare di opere faraoniche impossibili da realizzare mentre il Paese s’inceppa nella quotidianità delle mille inefficienze.  

Giacomo Chiolero Geninatti  

 

Egregio Geninatti,  

devo farle notare una contraddizione nel suo ragionamento. Per togliere il trasporto su gomma, almeno in teoria, servirebbero grandi opere ferroviarie: nuove infrastrutture e vie veloci. Si tratterebbe, cioè, nel mondo ideale, di trovare un equilibrio fra due linee guida: da un lato progetti capaci di ridisegnare il sistema dei trasporti italiano nel massimo rispetto per l’ambiente, dall’altro la cura quotidiana e la manutenzione ordinaria delle linee esistenti. I pendolari sono i testimoni e talvolta le vittime del fallimento di questa seconda direttrice.  

Quanto alle grandi opere, sappiamo che in Italia i costi finiscono per triplicare rispetto a quelli stimati. Conosciamo le infiltrazioni mafiose nei cantieri e la corruzione endemica. Sull’ambiente ricordo quell’intercettazione del 2015 fra due manager impegnati nella costruzione della nuova linea ferroviaria Genova-Milano, il cosiddetto Terzo Valico, mentre erano in corso degli scavi in una zona con amianto. «Il primo che si ammala è un casino», aveva detto l’allora numero due di Cociv Ettore Pagani. Ma invece di disporre i necessari accertamenti, aveva sentenziato: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni».  

È soltanto un esempio per spiegarle perché anche io, come lei, non sono troppo incline all’ottimismo. 

 

Niccolò Zancan, nato a Torino nel 1971, Giornalista dall’età di 23 anni, prima a Repubblica, poi a La Stampa, di cui è inviato speciale. Scrive storie di strada, violenza ed emarginazione. «L’undicesimo comandamento» è il suo ultimo libro per Sperling & Kupfer.  

 

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