Cibi contaminati, continua la strage degli innocenti
Cibi contaminati, continua la strage degli innocenti
Vivendo noi in un mercato globale, esiste la possibilità che anche i nostri bambini possano essere a rischio di contaminazioni provenienti da industrie localizzate in zone fuori della nostra giurisdizione?
antonietta m. gatti
23/01/2018

Lactalis, gruppo agroalimentare francese, sta ritirando 7.000 tonnellate di un latte per bambini dopo che, in Francia, bevendo il prodotto, in 26 si sono ammalati contraendo il batterio della salmonella.  

 

Il ritiro riguarda 83 paesi. Per l’Italia, dove il gruppo Lactalis è presente con i marchi Galbani, Vallelata, Invernizzi, President e Cademartori, la notizia fornita dall’Istituto Superiore di Sanità è che non sono arrivati lotti contaminati. Ora è difficile non chiedersi come è possibile che non ci siano controlli sul prodotto finito visto che, tra l’altro, i controlli batteriologici sul cibo devono essere svolti di prassi. Per di più, se il latte potenzialmente contaminato è arrivato in 83 paesi, ci si potrebbe ragionevolmente aspettare 83 controlli a livello nazionale. 

 

Ricordo che ci sono stati nel tempo altri casi vistosi di contaminazione: il 4 agosto 2013 in Nuova Zelanda la Nutricia Karicare ritirò il Karicare Infant Formula Stage 1 (0-6 mesi) e Karicare Gold+ Follow On Formula Stage 2 (6-12 mesi) perché contaminati da batteri che causavano botulismo, nausea, diarrea ,vomito, paralisi e anche la morte. 

 

Non possiamo poi dimenticare i 300.000 bambini intossicati in Cina dalla melanina contenuta nel latte in polvere. In quel caso la Sanlu Group era anche responsabile di 6 decessi per problemi renali causati a bambini alimentati con quel latte. Quello fu uno dei più grandi scandali alimentari della storia e portò all’istituzione da parte del governo cinese di un’agenzia per la sicurezza del cibo. 

 

Vivendo noi in un mercato globale, esiste la possibilità che anche i nostri bambini possano essere a rischio di contaminazioni provenienti da industrie localizzate in zone fuori della nostra giurisdizione? Ovviamente sì. Ma l’Agenzia Europea del Cibo sita a Parma veglierà sulla salute dei nostri bambini e nostra? Non ci consta che l’Agenzia esegua in proprio dei controlli almeno biologici e, allora, ci si fida della ditta controllata e controllore allo stesso tempo. 

 

Ma questi controlli la ditta li fa davvero? Non sempre. Nel caso del latte in polvere per bambini, una tipologia di prodotto in cui il controllo dovrebbe essere molto attento se non altro per la peculiarità del soggetto consumatore e dovrebbe essere severissimo tanto da parte del produttore quanto da parte dell’ente pubblico di verifica sembra fallire miseramente. Se non ci sono delle “epidemie” importanti, importanti in termini di numeri e d’impatto sulla potenziale clientela, chi va a controllare? 

 

Tralascio poi le ulteriori contaminazioni di carattere fisico sui vari prodotti alimentari dovute a taglio, triturazione e macinazione del cibo. Gli strumenti di questi tipi di lavorazione si usurano e rilasciano detriti che rimangono nel cibo. Chi controlla, ad esempio, la mortadella per questo tipo d’inquinamento? La mortadella è carne bollita, quindi il rischio di contaminazione batterica è relativamente basso ma, trattandosi di carne che viene lavorata congelata, quindi inizialmente molto dura, e tritata molto finemente con lame autoaffilanti, si contamina con i detriti di acciaio delle lame stesse. Detriti che noi ci mangiamo. 

 

Non voglio rincarare la dose parlando delle mancate pulizie dei tubi attraverso cui vengono convogliate sia le materie prime sia i semilavorati e neanche della troppo infrequente quando non mancata del tutto sostituzione di filtri sporchi che rilasciano contaminanti. I fatti, però, sono chiari: la produzione industriale di troppi alimenti viene effettuata in condizioni igieniche inadeguate e i controlli sono scarsi e troppo spesso inaccurati. È evidente che mangiare alimenti contaminati non giova alla salute e questo vale a maggior ragione per i bambini. Che fare?