La patata bollente del piano anti caprioli passerà al nuovo Parlamento: per ora resta solo sulla carta

C’è però fiducia che possa essere comunque approvato per tutelare i terreni degli agricoltori che hanno avuto gravi danni. Ne è convinto anche il presidente della Provincia, Gianfranco Baldi


Pubblicato il 18/01/2018
bosio

Il piano di abbattimento da mille caprioli rischia di rimanere sulla carta nel 2018. Sciolte le Camere in vista delle elezioni del 4 marzo, la legge che regola la messa in atto dei piani di controllo degli ungulati non è stata modificata come richiesto dalle associazioni agricole, che temono di vedere, anche quest’anno, le coltivazioni devastate dai caprioli e dai cinghiali. 

 

Lo scorso autunno, il senatore Federico Fornaro (Mdp) aveva  presentato un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura nella quale chiedeva di autorizzare i selecontrollori, cioè i cacciatori abilitati, a prendere parte ai piani nelle aree libere, come nel caso di quello in provincia, da mille esemplari. Questo perché la norma prevede che possano partecipare ai piani dedicati ai caprioli soltanto le guardie venatorie e forestali, i vigili urbani e i titolari di terreni agricoli con porto d’armi, ma non i cacciatori. Difficile immaginare che il piano possa essere messo in pratica senza quest’ultima categoria.  

 

L’interrogazione di Fornaro non ha avuto risposta e le cose sono rimaste com’erano. Giuseppe Botto, direttore della Cia di Alessandria, conferma: «C’è stato un tentativo di inserire l’emendamento richiesto nella legge Finanziaria ma, come era prevedibile, è stato bocciato poiché l’argomento non era inerente la legge in questione. Ora si dovrà attendere il nuovo Parlamento. Il piano può però essere comunque approvato». 

 

Sarà senz’altro così, come conferma Gianfranco Baldi, presidente della Provincia, ente che ha presentato il piano: «L’iter va avanti con i tavoli tecnici in programma con tutti i soggetti coinvolti. Attendiamo la risposta dall’Ispra agli ulteriori documenti che abbiamo inviato a dicembre». E poi?  

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