Collegno, si butta dall’auto per sfuggire a una rapina

Cinque arresti per la rapina dello scorso 27 maggio alla stazione Fermi della metropolitana
REPORTERS

La donna è stata aggredita nei pressi della stazione Fermi della metropolitana a Collegno Il rapinatore è entrato in auto e per scappare la vittima ha aperto la portiera e si è gettata


Pubblicato il 17/01/2018
Ultima modifica il 17/01/2018 alle ore 09:41
collegno

Cinquanta euro e un iPhone 6. Tutto qui il bottino di una rapina brutale, ai danni di una donna aggredita una sera di fine maggio nei pressi della stazione Fermi della metropolitana. La donna stava salendo in auto, quando un uomo è sbucato alle spalle, afferrandola per la gola. «Stai zitta, oggi ti ammazzo». Il volto era parzialmente coperto da un passamontagna.  

Una volta salito in auto, l’ha afferrata per i capelli, spingendola sul sedile del passeggero. «Ero terrorizzata, pensavo mi volesse uccidere quando ha messo in moto l’auto ed è partito». La donna ha atteso qualche istante e poi si lanciata fuori dall’auto in corsa, rovinando sull’asfalto. Riversa ai margini della strada, con le mani e il volto insanguinato, ha visto la sua Fiat 600 allontanarsi a forte velocità. Dopo il ricovero in ospedale, al pronto soccorso di Rivoli, ha presentato denuncia ai carabinieri, raccontando nei dettagli le fasi della rapina. 

 

IN MANETTE  

Così in cinque sono stati arrestati, su ordinanza cautelare. Indagando su quella rapina, di insolita violenza, avvenuta a Collegno il 27 maggio scorso, intorno alle 21, i carabinieri del nucleo investigativo di Torino hanno scoperto l’autore del colpo e un gruppo di amici coinvolto in un furto e ricettazioni. Per la rapina è stato arrestato Roberto Celozzi, 43 anni, di Torino. Ad incastrarlo, oltre al preciso identikit fornito dalla donna, è stata una sua impronta digitale ritrovata sulla borsa della vittima. Quaranta minuti dopo la rapina, la Fiat 600 era stata ritrovata parcheggiata in via Val Lagarina, non lontano dal luogo dell’aggressione, individuata grazie all’antifurto satellitare. Sul sedile era stata recuperata la borsa della donna. Analizzandola, gli esperti della scientifica dell’Arma avevano scovato l’impronta del mignolo sinistro dell’uomo, già noto alle forze dell’ordine.  

 

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Così gli investigatori hanno iniziato a pedinarlo e a intercettare il suo telefono. Da questa attività di indagine, tenendo sotto controllo anche la compagna dell’uomo, Stefania Lo Manto, 35 anni, anche lei finita in cella, sono emerso altri reati. Deve rispondere di una ricettazione e di un furto commesso a Torino, lo scorso luglio. Colpo documentato dai carabinieri in tempo reale grazie alle intercettazioni telefoniche. Rimasti senza soldi, la donna sprona il compagno a «fare qualcosa».  

Si danno appuntamento alla fermata Paradiso della metropolitana, con l’obiettivo di svaligiare «la casa di uno». Al colpo partecipano altri due amici, anche loro arrestati: Marco Trovato e il fratello Giuseppe, entrambi residenti a Torino. Giuseppe è l’unico che non è finito in carcere: il Gip gli ha concesso l’obbligo di presentazione. 

 

L’AMICO RICETTATORE  

I carabinieri, ascoltando il telefono della donna, la sentono dare indicazioni ai complici: «Camera e cucina, prendi anche il televisore piccolo». I ladri fanno razzia nell’alloggio, prendono tutto quello che possono. Dopo il furto la donna contatta un amico romeno, Danut Grigoras, 40 anni, proponendogli subito di acquistare il bottino: un televisore, un Dvd, un computer. L’uomo accetta e incontra la donna per ricevere la refurtiva. Per questo acquisto l’uomo è finito in carcere per ricettazione.  

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