Virzì on the road: il regista a Torino presenta il suo ultimo film

“E il prossimo? Vorrei proprio girarlo qui, ci stiamo lavorando”
ANSA

Hellen Mirren e Donald Sutherland sono «Ella & John», il film di Paolo Virzì girato negli States
in viaggio su un camper


Pubblicato il 17/01/2018
Ultima modifica il 17/01/2018 alle ore 09:11
torino

Guardare dritto la fine della strada prende la pancia. E la pancia, alla fine della storia, è strizzata, aggrovigliata e pure grata di sentirsi così sottosopra. In quel senso di vago che dà lo stare a testa in giù, quando lo si fa davvero, proprio perchè la storia che racconta Paolo Virzì ha il colore del vero e le parole della vita ordinaria, quella di tutti. Tutti noi che potremmo e vorremmo essere, oppure no, chi lo sa, «Ella & John», i protagonisti del suo ultimo lavoro dal co-titolo «The Leisure Seeker» in uscita domani e presentato dal regista livornese ieri sera all’Ambrosio.  

 

 

Anteprima torinese voluta al volo da Virzì: per l’amicizia con la città, con il Tff diretto ormai un po’ di stagioni fa e con Film Commission e Fip. Perchè avendo girato in America, qualunque città sarebbe stata buona. E Virzì l’aveva detto al Massimo nel maggio 2016 all’anteprima de «La pazza gioia», che era in partenza per gli States in cerca di location per un nuovo film. «All’inizio avevo accettato di scrivere solo il copione con Francesca Archibugi dal racconto di Michael Zadoorian - dice il regista -. Io non sono un viaggiatore, la mia idea di vacanza è stare a casa, altro che settimane “on the road”. Eppure, mentre scrivevamo ci sono apparsi spontaneamente i protagonisti, Donald Sutherland e Hellen Mirren: un sogno e io mi sentivo al sicuro: figurarsi se avrebbero accettato». Figurarsi il contrario. 

 

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«Quando sono andato a Miami, da Donald, lui è venuto a prendermi con un suv carico di libri di Hemingway e sull’alzheimer, credo per farmi capire quanto già fosse dentro la parte - prosegue -. Mi disse: “Giriamo quest’estate, sai io non è che ho tanto tempo”. Avevo Donald Sutherland, bellissimo, seducente, burbero. E innamorato della possibile co-protagonista, Hellen Mirren». Un po’ meno fulminea. «Lei ci ha messo qualche giorno, mi ha detto che le proponevo la tempesta perfetta: due anziani che lottano con il cancro e l’alzehimer. L’avrebbe attraversata, ma anche lei in estate». 

 

IL VIAGGIO  

E via è iniziato il viaggio, con una troupe meticcia, nata da quella italiana dei fedeli collaboratori, fra cui il direttore della fotografia Luca Bigazzi, e quella americana imposta dalle film commission statunitensi: «Ho girato in America perché i chilometri in camper sono un fenomeno della classe media americana, in Italia le famiglie affittano la casa al mare». Le riprese su Ella e John nel vecchio camper «Leisure seeker» -. «Ce lo avevano regalato i miei genitori e John all’inizio pensava fosse esteticamente poco elegante» racconta Ella in uno degli incontri lungo la Route 66 -, per una vacanza nella memoria di un pezzo di vita. Percorrono la strada del sogno, che è poi di Ellen: portare il marito, professore di letteratura, a visitare la casa di Hemingway e respirare ogni istante di quel che l’esistenza gli sta risparmiando. Si sostengono, stanno attaccati, si coprono le spalle nella confusione mnemonica e infantile di John e nel dolore del cancro che divora rapido Ella. Sono veri e nostalgici nel tornare sui ricordi dei figli, che ogni sera piccoli e biondi si spalmano sullo schermo delle diapositive montato nei campeggi: così Ella ripassa la vita con il suo uomo.  

 

GLI ANEDDOTI  

E sugli aneddoti legati agli amici, sulle parole che definiscono il passato: ecco, le parole non sono mai inutili, o buttate via. «È un viaggio vero, percorso con un caldo infernale per nove settimane sulla strada in mezzo alle auto sfreccianti, dal Massachusetts alla Florida, a Key West - dice Virzi, esaltato dall’esperienza, mentre dice di essere divertito ma senza esagerarne l’attesa per la nomination ai Golden Globe -. Ed è un viaggio che i protagonisti scelgono come terapia d’amore. È una di quelle storie che mi piacciono, perchè ti guidano a una forza gigantesca nascosta dalla vulnerabilità delle persone». Una storia per il cinema di Virzì, che sarebbe bello decidesse di girare la prossima a Torino: «Ci stiamo lavorando con Film Commission, piacerebbe anche a me lavorare qui. E il Torino Film Festival, come sta?». A Virzì è rimasto in testa e nella pancia il Tff. La direzione vacante lo impressiona: «Ma come, il festival si fa a novembre, e siamo a gennaio. Ma c’è la Martini a lavorarci, giusto?». E chi se no, si immagina.  

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