“Vestire i panni di Falcone? Un’esperienza incredibile”

Paolo Giangrasso, cresciuto tra Bra e Monticello, interpreta il giudice nella fiction Rai su Rocco Chinnici

Paolo Giangrasso (a sinistra) interpreta il ruolo di Giovanni Falcone nella fiction Rai su Rocco Chinnici


Pubblicato il 16/01/2018
Ultima modifica il 16/01/2018 alle ore 17:19
bra

Qualcuno glielo aveva già detto in passato: che la sua fisionomia ricordava quella del giudice Giovanni Falcone. Un po’ di sangue siciliano nelle vene ce l’ha, e la barba se l’è tagliata senza pensarci su per il provino. Per Paolo Giangrasso, attore trentasettenne cresciuto tra Bra e Monticello d’Alba, interpretare il magistrato in un film tv è stato «come giocare una partita di calcio in serie A».  

Giangrasso sarà sul piccolo schermo, su Raiuno, in prima serata, martedì 23 gennaio quando andrà in onda «Rocco Chinnici. È così lieve il tuo bacio sulla fronte», produzione di Luca Barbareschi con Casanova Multimedia e Rai Fiction, per la regia di Michele Soavi e con, protagonista, Sergio Castellitto.  

L’anteprima del film per i media è oggi a Roma. 

 

Come è stato vestire i panni di Falcone?  

«È stato pazzesco. E poi di Rocco Chinnici si parla troppo poco: è stato una delle prime vittime della vendetta mafiosa e anche colui che ha avuto l’intuizione di far lavorare più magistrati insieme, in un pool di cui hanno fatto parte altri due eroi della lotta alla mafia come Falcone e Borsellino. Avvicinandomi alla figura di Falcone ho scoperto molte cose che non sapevo ed è stato davvero emozionante».  

 

Come ti sei preparato per interpretarlo?  

«Ho lavorato sulla voce, sul tono e sull’accento per rendere il personaggio accettabile; ho studiato certi atteggiamenti e movenze, certi tic. Abbiamo la fortuna di poter vedere il giudice Falcone nei filmati dei processi o durante le interviste. Più difficile è stato renderlo nelle situazioni più intime, come un colloquio privato con Chinnici o con Borsellino (che nel film è interpretato da Bernardo Casertano, ndr)». 

 

Avete lavorato in Sicilia?  

«Siamo stati a Palermo e a Capaci. È stato molto utile per avvicinarci ai personaggi e anche molto forte emotivamente, sia essere sul luogo della strage, sia visitare gli uffici della procura di Parlemo che sono diventati quasi un museo. Molto intenso è stato l’incontro con Giovanni Paparcuri, superstite della scorta di Chinnici e poi vicino a Falcone e Borsellino che ci ha raccontato diversi aneddoti preziosi. Lavorare poi con professionisti come Castellitto e Soavi ha reso questa esperienza davvero incredibile». 

 

A quali progetti teatrali stai lavorando?  

«Sono a Venezia per la tournée de “I due gentiluomini di Verona”, una delle prime commedie scritte da Shakespeare che poi porteremo a Padova. Ho un progetto a Roma che dovrebbe concretizzarsi a breve. E se arriveranno altre esperienze in tv, saranno benvenute». 

home

home

La Stampa con te dove e quando vuoi

I più letti del giorno

I più letti del giorno