Soldini: “Nessuna donna nel mio team? Purtroppo non sono molte a correre sugli oceani”

Lo skipper alla vigilia della Hong Kong-Londra. “Il pensiero della famiglia un freno alla velocità? Ma va! Semmai un punto di forza”. Il primo Atlantico a 18 anni: “Mi alzo alla mattina e sono ancora contento di quello che faccio”. Capitano di lungo corso: “Navigo per fare una vita diversa”

Giovanni Soldini a Hong Kong (tutte le foto sono di Benedetta Pitsscheider per Maserati)


Pubblicato il 14/01/2018
Ultima modifica il 14/01/2018 alle ore 21:11
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C’è anche la minaccia dei pirati nell’impresa di Capitan Soldini. Che se non fosse reale sarebbe da inventare. «Reale è reale. L’ultima volta che siamo passati da Singapore ci hanno contattato i Servizi segreti francesi che ci hanno dato istruzioni e seguito col satellitare. Anche se sono convinto che i pirati siano più interessati alle navette che portano qualcosa che a noi… Non sono preoccupato per ora. Se poi mi troverò in barca uno col mitra cambierò idea».  

 

Con Giovanni ci siamo sentiti la vigilia della partenza. Sarebbe dovuto salpare con il trimarano Maserati Multi70 per un nuovo tentativo di record, la Rotta del Tè Hong Kong-Londra via capo di Buona Speranza, 13 mila miglia e il tempo da battere di 41 giorni 21 ore segnato dal francese Lionel Lemonchois nel 2008 con Gitana 13, ma un controllo dell’ultima ora lo ha costretto a posticipare. In testa d’albero c’era un inizio di scollamento della rotaia (all’altezza della penna) ed era inutile rischiare. Peggio ancora che scoprirla in mare. Così, fermi tutti. Il pezzo da sostituire è stato ordinato in Europa, dovrebbe arrivare domani e poi lo skipper e il suo team (Broggi, Pella, Audigane, Herrera) saranno di nuovo pronti a partire. 

 

 

 

Non ci sono più le stagioni…  

Naturalmente, tutto quello che ci siamo detti sulla meteo oggi non vale più. Il quadro è cambiato e dunque va aggiornato allo start, dalla data non ancora decisa (Giovanni ipotizza entro la fine della prossima settimana). Così, abbiamo parlato di (tanto) altro.  

Fermo restando che lo scenario che si delineava nell’Oceano Indiano non era normale, con l’aliseo che soffia stabile da est a ovest “e ti porta dritto in Sudafrica”, ma piuttosto anomalo. Con una depressione tropicale che si sarebbe dovuta muovere dall’Australia verso ovest. “La cosa assurda è che queste condizioni non dovrebbero caratterizzare l’Indiano in questa stagione. E’ come se nell’Atlantico ora ci fossero gli uragani che sono propri del mese di novembre. La verità è che la situazione generale legata ai fenomeni meteorologici è sempre più allarmante, su tutti i mari. Dicono che non succede nulla, ma secondo me qualcosina sta accadendo invece…”. 

 

Avventura e famiglia  

Giovanni, che cos’è l’avventura a quasi 52 anni?  

“Per me continua ad essere la scoperta, che può essere non solo in mare, ma anche a terra. Certo, poi a me piace navigare… È la scoperta di qualcosa che ha in sé una parte non gestibile. Io non sono certo di arrivare in un mese a Londra perché le variabili sono infinite ed è proprio questo che mi attira. Alla fine l’avventura è mettersi in gioco in qualcosa che ti costa impegno, fatica e che ti costringe a rapportarti con regole non tue, nel mio caso quelle della natura. Avventura è battere Gitana 13”. 

 

È anche rischio, dunque.  

“Certo, ma in gran parte è sotto controllo. L’alea restante fa parte della vita di tutti. Esci di casa, attraversi… Certo, so bene che può anche andarmi male. Ma le probabilità sono molto basse e facciamo di tutto perché ciò non accada”. 

 

Avere una famiglia ti impedisce di schiacciare a fondo sull’acceleratore?  

“Ma va! Forse c’è stato un momento, ma ora non più. Ho i figli grandi (tra scuole medie e università), ho visto che sono venuti fuori bene… La prudenza piuttosto viene con l’età, dopo che ne hai viste tante. Quando sei giovane ti senti immortale e sei spavaldo…”. 

 

La famiglia, allora, può essere un punto di forza?  

“Be’, sì. Almeno qualcosa d’importante l’hai fatto e ti senti più completo. Certo, pensandoci bene, non dev’essere facile avere un padre come me. Un pro? Insegno loro che ognuno fa la sua strada e basta. Lo faccio io, lo faranno anche i miei figli”. 

 

Sul mare in che tempo vivi?  

“Nel presente. Quello che faccio mi ingloba in una sorta di bolla che non si coniuga né col passato né col futuro. Del resto, sull’Oceano puoi avere problemi davvero grossi e sono tutti al presente. E’ anche un modo per concentrarti su quello che fai”. 

 

 

 

Uomini e donne  

Su Maserati siete in cinque. Tutti uomini. Donne a bordo no?  

“Ce ne sono di brave in giro e io in passato ho navigato bene con alcune di loro, come Isabelle Autissier e Karine Fauconnier. Il problema è che non ce ne sono tante purtroppo che fanno queste cose a questi livelli sull’Oceano. Forse Samantha Davies, anche se lei naviga più sui monoscafi. Oppure Karine, anche se ha un caratteraccio... Con lei mi sono comunque trovato bene, nella campagna col Class 40. Ma eravamo in due, però. In equipaggio è diverso. Il fattore psicologico è molto importante, soprattutto in navigazioni così lunghe. Ci deve essere, come dire, stabilità di pensiero. Sennò è un macello”.  

 

Il tuo è un team rodato  

“Il mio team l’ho costruito negli anni, c’è uno zoccolo duro e innesti conosciuti. Alex Pella, ad esempio, uno dei velisti più forti in circolazione, appena sbarcato dalla Volvo Ocean Race, ha già fatto con noi da Panama a San Francisco. Seb (Sebastien Audigane) aveva fatto con noi il record della Rotta dell’Oro, che sono 47 giorni di barca insieme. Insomma, su queste barche non puoi improvvisare. Non ti metti a provare, perché va a finire che a metà strada finisce male. No, il team non mi preoccupa proprio. Poteva magari essere una preoccupazione sei anni fa, non oggi”. 

 

A terra c’è anche Pierre Lasnier, il tuo storico routier.  

“Pierre è il mio guru, mi ha insegnato tutto sulla meteo. E’ una persona speciale, non solo nella meteorologia, ma anche nella vita. Lui, poi, è anche in pensione. Ma con lui mi trovo super bene e gli ho chiesto di seguirmi anche in quest’impresa”. 

 

 

 

Ancora sui pirati  

Dicevamo della minaccia dei pirati. Tu, però, sei più veloce di loro.  

“Vero, se c’è vento. Ma se molla allora diventiamo uno zatterone che si muove a 5 nodi, un bersaglio perfetto. Mah, comunque per ora sono molto più preoccupato dell’entrata nella Manica…”. 

 

Pirati a parte, c’è anche un bel traffico nelle acque intorno a Singapore.  

“Eh sì, quello commerciale è enorme. E poi c’è quello locale, di barchine di pescatori disperati. Non è da sottovalutare, perché questa è gente che ti vede come un’occasione. Questi ti puntano se ti vedono. Cercano a tutti i costi di venirti addosso, per incassare l’assicurazione. Devi andare in giro con quattro occhi”. 

 

La barca non è volante  

Giovanni, niente foil questa volta.  

“E’ stata una scelta obbligata. Il Mare della Cina del Sud è uno dei peggiori per oggetti galleggianti e relativi pericoli di incontri ravvicinati. E fino a che non riusciamo a sviluppare un sistema che eviti di farci azzoppare in caso di urto… Abbiamo lavorato molto su questo progetto ultimamente alle Hawaii, adesso si tratta di procedere con la fase ingegneristica. Ci sarà una parte in cui entrerà in gioco anche Maserati. Il problema è che il timone quando si sgancia perché ha colpito qualcosa ha un’ala che si mette di traverso rispetto al corso della barca e che può diventare molto pericoloso. Bisogna gestirla, è qualcosa di complesso ma anche molto interessante”. 

 

Messa a punto? Che novità?  

“Messa a punto normale, abbiamo messo in forma Maserati il più possibile perché deve spararsi 14 mila miglia di seguito e non c’è MOD che l’abbia mai fatto finora. All’interno abbiamo modificato un po’ le cose, aggiungendo una cuccetta in più, per rendere la barca un po’ più vivibile. Abbiamo cambiato anche la cucina, da gas ad alcol, che è più efficace nelle lunghe navigazioni. E abbiamo aggiunto pannelli solari, per portare meno gasolio possibile”. 

 

Meno uomini, meno peso possibile rispetto ad esempio alla Rotta dell’Oro con Maserati Vor70.  

“Con il monoscafo eravamo in nove, ma quella era una barca che pesava 12,5 tonnellate sulla quale ad ogni virata dovevi spostare 3 mila chili di vele, che erano 12. Il trimarano pesa invece 6 tonnellate e non hai bisogno di tanti muscoli perché non c’è lo stacking delle vele, che sono cinque”. 

 

Meno peso anche in cambusa?  

“Stiamo partendo con 80 chili di scorte alimentari per 40 giorni per cinque persone. Abbiamo fatto la spesa in un posto mega galattico, mangeremo bene. Ma anche qui abbiamo fatto molta attenzione al peso. E’ fondamentale su questa barca”. 

 

 

 

 

Filosofia di vita  

Ho riletto il tuo libro, “Blu”. E vecchie interviste. Cavoli, non mi ricordavo che avevi munto 400 mucche al giorno, venduto palloni di un pakistano, fatto lo spedizioniere per uno svizzero, venduto orecchini… Mi ricordavo solo dei charter e dei trasferimenti con i Malingri, della fuga di casa a 16 anni, della priva volta nell’Atlantico a 18 anni…  

“Eh, sono stato un ragazzo intraprendente… Mi sono divertito”. 

 

Sempre nel libro citi Melville e l’Ismaele di Moby Dick. Navighi per scacciare anche tu la malinconia?  

«È il mio modo di fare una vita diversa. Dove non sai che cosa succederà domani, chi incontrerai, dove dormirai». 

 

Una vita più stanziale, a Milano o a Sarzana, dove abiti ormai da tempo?  

«A Milano proprio no. A Sarzana forse, per qualche mese…». 

 

Sei in partenza, bello carico. Qual è il segreto, Giovanni?  

«È alzarsi al mattino ed essere felici di quello che si fa. Io lo sono ancora e penso di essere molto fortunato per questo. Lo siamo tutti a bordo. Eppure, siamo gente che qualcosina l’hanno già fatta, l’ha già vista. La verità è che siamo tutti appassionati. Ci divertiremo come matti, correndo a canna sugli Oceani». 

 

 

 

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scritto da: fabio pozzo
argomenti: sport 
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