Il tramonto del weekend

Negozi aperti e nuove tecnologie. Il fine settimana non è più sacro


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 11:28

I sociologi americani hanno già trovato il termine: la vita senza weekend è «la nuova normalità». Niente di positivo, si intende, si lavora senza sosta, senza peraltro migliorare di molto le statistiche sull’occupazione, il sabato è come un martedì qualunque, con buona pace di religiosi e psicanalisti. La sintesi è che se un tempo lavoravamo per il fine settimana, ora lavoriamo nel fine settimana. La pausa canonica di due giorni, sabato e domenica, viene violata con sempre maggiore disinvoltura in tutto il globo. Basta una passeggiata per le nostre città per constatare che non c’è più il deserto di qualche tempo fa e che, al sabato, ad alzarsi per andare a lavorare non sono più solo le categorie che da sempre hanno dovuto farlo, medici, poliziotti, impiegati dei trasporti, preti, calciatori, lavoratori del cinema e della comunicazione (per citarne alcuni).  

 

Il Papa  

Come sempre il più diretto a trattare la questione è stato il Papa, che nell’invitare i fedeli a partecipare più assiduamente alle messe ha sentenziato: «Il riposo domenicale ci fa vivere da figli e non da schiavi», Il riferimento di Francesco ben centrato sui nostri giorni: «Alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucarestia. E’ un peccato». I peccatori in questione, cattolici o meno, sono molti e non sempre contenti di esserlo. Anzi. Le lotte per impedire, o almeno limitare, il lavoro nel giorno di riposo della cristianità (o nel sabato ebraico) sono molte, ma forse sempre meno efficaci, tanto che la tendenza è quella di superare l’impostazione classica dei contratti e considerare il turno festivo come un giorno qualunque. 

 

E’ stato questo l’oggetto, al netto delle specifiche questioni, che ha fatto scattare la protesta nella grande distribuzione. Chi si oppone è fuori, non solo dal proprio tempo, ma a volte anche dall’azienda stessa. Capita spesso e solo raramente diventa una notizia, come nel caso della commessa del supermercato Eurospin di Susa (Torino) trasferita per punizione in una filiale lontana, cento chilometri, per aver rifiutato il turno della domenica (31 dicembre per giunta). 

 

Questione globale  

Per cogliere appieno la «nuova normalità» bisogna tornare negli Stati Uniti, ovvero laddove il concetto di fine settimana è nato, per una serie di ragioni e che ora ne celebra il funerale, forse definitivo, in nome (fra l’altro) del consumo senza orari né soste. Il ritmo fordista è stato stravolto anche nel calendario e una ricerca commissionata dalla società di autonoleggio Enterprise lo certifica: il 70 per cento degli americani dichiara di aver lavorato almeno un fine settimana al mese. Il 63% degli imprenditori si aspetta che i propri impiegati non riposino due giorni a settimana. La schiavitù di cui parla il Papa Francesco emerge da un altro dato: il 74% degli statunitensi non smette di pensare al lavoro anche quando non lo svolge direttamente, complici ovviamente quelle tecnologie che dovevano, secondo alcuni, alleggerire i compiti ma li stanno aggravando.  

 

La questione è ovviamente globale. In Argentina, terra di Bergoglio, la Corte suprema di giustizia della provincia di Santa Fe, ha nei giorni scorsi dichiarato incostituzionale una legge chiamata «la legge del riposo domenicale», dando di fatto il via libera alle aperture nei fine settimana delle catene di supermarket che avevano presentato ricorso. Tutti in cassa, la festa del weekend è finita.  

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