Renzi: “Il nostro avversario alle prossime elezioni politiche è l’incompetenza”

“Dobbiamo rivendicare cosa abbiamo fatto, ad esempio con il Job Act, senza dimenticare che siamo anche il partito del futuro”


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 22:21
torino

«L’incompetenza è il nostro avversario politico alle prossime elezioni politiche». Un Matteo Renzi più brillante e battutaro del solito ha caricato le truppe scelte del Pd accorse al Lingotto all’assemblea nazionale degli amministratori democratici. Perché chi meglio di chi ogni giorno ci mette la faccia può dimostrare la capacità di amministrare «le città e quindi il Paese». Poco prima del segretario Pd, Piero Fassino, che candidandosi nella sua Torino finita in mano grillina vuole la rivincita del giugno 2016, aveva ricordato «il Pci che agli elettori diceva “guardate come amministriamo bene l’Emilia e questa e quella città e il ragionamento pagava”, facciamolo anche noi». 

 

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«La campagna elettorale si giocherà su lavoro. C’è chi teme l’arrivo dei robot, dell’intelligenza artificiale, le smart city sono ovunque: il potere delle nazioni calerà e quello delle città salirà. Il punto è che chi ha paura di robot e intelligenza artificiale dice che ci vuole il reddito di cittadinanza. Ma non è giusto che un Paese viva di sussidi: fai niente e hai 1600 euro in tasca! Distruggere l’idea del lavoro, come fanno i grillini e chi crede nella decrescita felice, è pericoloso e nemmeno originale. Da sempre, quando si inventa qualcosa c’è chi dice che si perde lavoro. Ma una Repubblica fondata sul lavoro non può abdicare, e noi dobbiamo rivendicare cosa abbiamo fatto ad esempio con il Job Act senza dimenticare che siamo anche il partito del futuro. E il partito dei diritti e del dovere. Sono orgoglioso della legge sui diritti civili e orgoglioso di aver messo la fiducia. Sono orgoglioso di aver portato da mille a 53 mila i giovani del servizio civile».  

 

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Per Renzi «su questo bisogna discutere nelle prossime ore. Anche dell’evasione e sul canone. Noi non lo mettiamo nelle promesse ma nei risultati. Il canone tv in passato cresceva sempre ed era arrivato a 113 euro. Noi l’abbiamo messo in bolletta ed è sceso a 90. Anche il principio della lotta all’evasione e importante. Con Tremonti e i suoi finanziari raccolsero 12 miliardi, mentre noi incrociando le banche dati siamo arrivati, l’anno scorso, a incassarne 19. Grillo e Berlusconi questo tema non c’è l’hanno nelle corde, noi si. Dobbiamo essere più coraggiosi». 

 

I NERVOSISMI  

Renzi ha ben presente i nervosismi che percorrono i suoi uomini. «Molti di voi vogliono candidarsi - ha detto - Noi volevamo un modello elettorale diverso, ma questa legge ci obbliga a metterci la faccia ad andare casa per casa. Bisogna farlo perché da questo dipendono i due terzi dei seggi. E da chi non verrà candidato ci attendiamo il doppio dell’impegno. È importante, perché se vanno al governo gli altri abbiamo visto di cosa sono capaci». E sui sondaggi sfavorevoli è tranchant: «I leader i sondaggi li cambiano, non li seguono. È già accaduto. Nel 2013 ci davano avanti di 11 punti e poi è finita pari con gli altri. Se ci si crede le cose si cambiano». 

Renzi ha annunciato che la prossima direzione del Pd sarà mercoledì «e indicherà 100 cose fatte e 100 da fare. La prima riguarderà il lavoro e il salario minimo orari. La centesima: le finanze pubbliche. Ci impegneremo ad abbattere debito». 

 

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L’ultima parte del suo intervento, Renzi l’ha dedicata ai tanti amministratori locali seduti in platea e anche fuori da un lingotto strapieno. «Chi non ha fatto l’amministratore territoriale è un uomo o donna sfortunato. Lo dico grazie alla mia esperienza di sindaco. E’ una cosa difficile, ti danno la colpa di tutto, dalla neve all’azienda che non riparte. Però ha un grande dono, quello di riuscire ad ottenere il risultato concreto senza rinunciare al sogno. Se l’Italia smette di sognare è un Paese finito. E riguarda anche noi. Un voto dato alla sinistra radicale porta a far passare un candidato di destra, lo devono sapere. Facciamo pure appello al voto utile, ma non solo questo. Noi siamo una cosa diversa, siamo forza e coraggio. Siamo anche stati sconfitti, ma è ciò che accade a chi ci prova. Allora, caro Pd, forza e coraggio, andiamo a vincere attaccando e non con il catenaccio». 

 

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