Il Comune: pronte 20 aree per riaccendere la movida torinese

L’annuncio dell’assessore Giusta all’Università: la Città pagherà la Siae e le associazioni potranno organizzare eventi

Piazza Santa Giulia è stata uno degli esempi negativi per la gestione delle tensioni durante l’ultima estate


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 07:54
torino

Riportare i torinesi in piazza, garantendo sicurezza e ordine, e disinnescare un’ennesima guerra della movida prevista per questa come per ogni estate. Il Comune di ha un piano e lo ha affidato all’assessore alle Politiche Giovanili Marco Giusta: «Stiamo selezionando 20 aree di Torino da far diventare zone franche», cioè piazze e giardini in cui siano stati verificati i requisiti di sicurezza, in cui l’amministrazione possa intervenire pagando Siae e tutto ciò che serve per fare un evento e che le associazioni possano richiedere quanto lo desiderano - afferma l’assessore, intervenuto all’incontro promosso da La Stampa e dall’Università degli Studi di Torino che aveva come focus il rapporto tra la città e i giovani -. Stiamo scrivendo adesso la delibera, dialogando con i cittadini per selezionare le aree più adeguate». Quella del Comune è una strategia per riportare, in sicurezza, i torinesi in piazza ma è anche una risposta a un interrogativo sollevato dai rappresentanti degli studenti nei giorni scorsi: «Come possiamo pensare di evitare tensioni legate alla movida - si chiedevano -, se non iniziamo già da oggi a studiare un piano per l’estate?». 

GENTRIFICAZIONE

Ma i temi sul tavolo sono stati tanti. A partire da quello della residenzialità per gli studenti e per la difficoltà di fare fronte ai rincari della vita cittadina: «Se si propone un modello fatto di residenze private che hanno prezzi alti, anche i privati che affittano appartamenti alzeranno i prezzi nei quartieri. Lo stesso faranno i negozianti creando un fenomeno di gentrificazione che renderà tutto troppo caro - afferma Luigi Botta, rappresentante degli studenti -. Bisogna creare un modello inclusivo che tenga conto di questi problemi». Ma bisogna anche fare in modo che gli atenei collaborino con le istituzioni quando si tratta di svago, ed è sempre Giusta a lanciare una provocazione al rettore dell’Università Gianmaria Ajani: «Perché non ci prestate il Campus Einaudi per farlo diventare un’area verde dove organizzare feste?».  

«BASTA SCUSE»

È proprio Ajani, però, a bacchettare le istituzioni presenti al tavolo e a tentare di tracciare una strada per risolvere alcuni problemi: «Le istituzioni ripetono sempre che non ci sono soldi e che fanno quello che possono nonostante le condizioni sfavorevoli ma questo è un discorso poco utile. Lo sappiamo già che non ci sono soldi - afferma -. Quello di cui abbiamo bisogno, però, è di una maggiore sinergia che ci aiuti a portare avanti una stagione di semplificazioni burocratiche che aiutino gli atenei. Come rettori abbiamo presentato un disegno di legge in tal proposito e chiunque vinca le prossime elezioni deve lavorare su questo tema». Qualche polemica, poi, arriva anche dall’assessora all’Istruzione della Regione, Monica Cerutti: «In città abbiamo assistito a un periodo di staticità che ci fa pensare a un ritorno al passato - ha affermato -. Noi, come Regione, crediamo che l’Università sia un motore di crescita e infatti abbiamo deciso di investire attivamente le nostre risorse».  

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