Endometriosi, ancora ritardi nell’applicazione dei LEA approvati dal governo


Pubblicato il 12/01/2018

Esattamente un anno fa, il 13 gennaio 2017 il governo firmò l’approvazione dei nuovi LEA. Finalmente l’endometriosi grave veniva riconosciuta come patologia cronica. Gioivano i tre milioni di donne colpite da questa malattia che non ha cura e di cui non si conosce l’origine, che riguarda le donne in età fertile a partire dall’adolescenza e che ne influenza in modo negativo il corso della vita, portando in non pochi casi alla sterilità.  

 

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L’endometriosi è la crescita delle cellule dell’endometrio che si trovano all’interno dell’utero in altri organi, nelle pelvi e da lì colpiscono l’intestino, la vescica, l’uretra…fino al torace in alcuni casi. 

 

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Nonostante con l’approvazione dei nuovi LEA relativi all’endometriosi si sia indiscutibilmente compiuto un importante passo avanti, questo non ha escluso il disagio di molte donne a causa dei forti ritardi nell’applicazione delle nuove norme in varie Regioni. Ecco due storie a confronto che possono offrire un esempio del «passo» differente da un Comune all’altro. 

 

LA STORIA DI GIOVANNA IN CALABRIA: 1000 EURO ALL’ANNO PER LE CURE  

Giovanna è di Corigliano Calabro e soffre di endometriosi da quando aveva 26 anni. Nonostante ciò è riuscita ad avere due figli che oggi hanno 8 e 1 anno e mezzo ma convive a fatica con la malattia e i suoi costi. La Calabria non ha ancora recepito i LEA e quindi per lei, che ha subito quattro interventi all’intestino e alle ovaie, non ci sono esami di controllo gratis e alcun supporto da parte dello stato. «Nella mia regione non c’è un centro specializzato in endometriosi - racconta la donna - quindi mi devo spostare, andare in Puglia per una visita di controllo che mi costa 132 euro. Se devo fare ecografia ed altri esami come la risonanza vado al Negrar di Verona. Spendo tra i 500 e i mille euro l’anno tra controlli e cure come la pillola Visanne che mi costa al mese 56 euro. Vorrei che la pillola fosse mutuabile e che anche in Calabria ci fosse un centro specializzato per la cura dell’endometriosi». 

 

L’approvazione dei LEA per Giovanna comporterebbe un taglio dei costi anche se non sostanziale. «Dovrei sempre accollarmi le spese di spostamento a Verona ogni sei mesi e lo stress di 12 ore di viaggio in pullman, in Calabria non abbiamo treni. Però, certo un’esenzione è importante averla».  

 

Il ricorso alle cure e controlli in centri specializzati nella malattia è tra i punti fondamentali delle linee guida pubblicate dalla Fondazione Gimbe che ha reso accessibili a tutti i medici di famiglia e ginecologi le linee stilate dal NICE (The National Institute for Health and Care Excellence) inglese. Lì sono contenute raccomandazioni cliniche per diagnosi e trattamento, dai sintomi ai test diagnostici (ecografia, risonanza magnetica, laparoscopia), dalle consulenze specialistiche ai trattamenti (analgesici, terapia ormonale, chirurgia). Perché sono i medici i primi a formulare in ritardo le diagnosi impiegando anche 4 o 10 anni.  

 

Giovanna è una delle tante donne che si è rivolta a decine di specialisti che le avevano diagnosticato un esaurimento nervoso invece dell’endometriosi, ignorando sintomi quali dolori continui durante le mestruazioni e i rapporti sessuali.  

 

LA STORIA DI OLIMPIA A PARMA: HA OTTENUTO DIAGNOSI IN TEMPI BREVI  

Diversa è la situazione per Olimpia di Parma che intervistata a distanza di poco più di un anno - l’avevamo sentita prima che i LEA fossero aggiornati - è molto contenta e guarda con speranza al futuro.  

 

«Ho un’endometriosi di quarto stadio (insieme a quella di terzo stadio sono le due forme per cui si può richiedere l’esenzione dal pagamento del ticket). In quindici minuti ho ottenuto la dichiarazione del ginecologo e con quella sono andata al CUP che mi ha rilasciato il certificato di esenzione e mi ha inserito nel database degli aventi diritto. Mi sono fatta una foto con il certificato, è stata una bella soddisfazione, una conquista che spero diventi tale anche per le donne di altre regioni. Io sono campana e penso a cosa dovrei affrontare se ancora vivessi lì…».  

 

IL CENTRO SPECIALIZZATO DI PARMA  

In questo anno in Emilia Romagna, oltre all’adozione dei LEA hanno aperto nell’ospedale maggiore di Parma un centro specializzato sull’endometriosi. «Non devo più andare a Negrar - racconta Olimpia -, Oggi tra esenzione e nuovo centro, risparmio la metà di quanto spendevo prima (1200 euro all’anno). Con l’esenzione non pago il ticket della visita dal ginecologo, l’ecografia transvaginale, l’ecografia al seno e rettale, il clisma opaco, mentre sono esclusi la pillola e gli esami di prevenzione che faccio al torace e al cuore perché la malattia è stazionaria ma ho sempre la paura che possa riprendere e intaccare altri organi».  

 

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