«Tra Lenin e Stalin preferisco il Milan». Il debutto del post maroniano Attilio Fontana

Chi è, chi non è, chi si crede di essere il nuovo candidato della destra in Lombardia, uno che sa usare il congiuntivo
LAPRESSE


Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 19:12
milano

Insomma, Fontana, lei è leninista o stalinista? «Io sono milanista». E così la palla (bollente, per inciso) finisce in corner. 

Nella Lega volano gli stracci. Roberto Maroni si definisce appunto«leninista» solo per dare dello «stalinista» e Matteo Salvini, che risponde mandandolo a quel paese a mezzo stampa. Ma l’aspirante successore di Bobo al Pirellone cerca di tenersi fuori dalla rissa. Oggi, in effetti, è stato il primo giorno di campagna elettorale per Attilio Fontana, 65 anni, candidato del centrodestra per la Regione. Tutto un simbolo, tutto calcolato. La volata inizia non nei palazzi, ma in un mercato, a San Maurizio al Lambro, periferia di Milano, «fra la gente e non in tivù», come spiega lo stesso Fontana. Idem i manifesti, calibratissimi per parole e colori. C’è un grande «Al lavoro!», ruffianissima strizzata d’occhi al culto locale del «lavura’» e, più piccolo, «Più Lombardia», che richiama, oltre al nome della Regione, la causa leghistissima dell’autonomia. Quanto ai colori, tutto in blu e verde: blu, il colore tradizionale del centrodestra; verde, quello della Lega. Nella foto, Fontana è sbarbato, ma smentisce che sia una richiesta di Berlusconi per il quale, da sempre, la barba «fa» sinistra, Anni Settanta, postsessantottino: «Macché. Me la sono tagliata due anni fa su richiesta di mia figlia, che di anni adesso ne ha 13 e la trovava ispida». Peccato, però, così si perde la spiccata somiglianza con il Verdi ritratto da Boldini, quello delle fu mille lire. 

La politique politicienne torna nel pomeriggio, alle Stelline, per la presentazione ufficiale della candidatura insieme a tutte le gambe del centrodestra, anche cinque o sei, e a tutti i relativi cespugli e cespuglietti. Si scopre così che Fontana è anche il candidato del Movimento nazionale per la sovranità di Alemanno (o forse la vera scoperta è che esiste anche un partito di Alemanno), mentre Gianfranco Rotondi viene a portare la benedizione di Rivoluzione cristiana e la palma della battuta migliore spetta a Elisabetta Fatuzzo del Partito pensionati: «Il nostro sogno è un Inps gestito a livello regionale», insomma I have a dream... 

Dai rappresentanti delle tre gambe vere, Paola Frassinetti di FdI, Maria Stella Gelmini di Fi e Paolo Grimoldi della Lega, arriva l’atteso peana all’unità del centrodestra e agli immancabili destini regionali e nazionali dell’alleanza. Il profilo di Fontana è tracciato e verrà ripetuto fino al 4 marzo: una specie di supersindaco, ottimo amministratore, moderato, inclusivo ma efficace. La miglior persona possibile per continuare l’«ottima» amministrazione degli ultimi lustri.  

Il candidato non si sottrae all’omaggio a Maroni («Siamo amici da quarant’anni, gli auguro ogni bene»), parla a sorpresa di cultura e del suo valore anche economico, cosa che nel centrodestra non è scontata (nemmeno nel centrosinistra, per la verità), è cavalleresco con l’avversario Giorgio Gori («Io non sono contro qualcuno ma a favore della mia regione»), insomma dimostra uso di mondo e di congiuntivo. Bravo, Fontana, anche a non farsi risucchiare nelle polemiche leghiste: «In politica quando mai non si litiga? L’unico che non litiga sono io. E infatti non mi conosce nessuno». 

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