Viaggio in provincia per Demnig l’artista delle “pietre d’inciampo”. Anche a Novi, Acqui e Casale

Le targhe che ricordano i deportati: prima tappa domenica ad Alessandria

Gunter Demnig ha ideato nel ’95 le «pietre d’inciampo» da incastonare nel selciato in memoria delle vittime nei campi di concentramento. Su ciascuna, un nome


Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 16:30
Alessandria

Si ricordano i deportati rileggendo il loro nome, anche ad Alessandria in via Migliara e in via Milano, in pieno centro storico, nelle due strade che partono dal cuore, piazzetta della Lega. Una volta in quella zona c’era il ghetto ebraico e c’è ancora la sinagoga, che l’associazione SpazioIdea apre per visite (la prossima il 28 gennaio). Due pietre d’inciampo di ottone, grandi come un cubetto di porfido, saranno collocate domenica, alle 11, in via Migliara 10: ricorderanno Cesare Sacerdote e Vittorina Artom (nonno e bisnonna di Paola Vitale, la rappresentante alessandrina della Comunità ebraica di Torino), mentre in via Milano (davanti alla sinagoga) le pietre saranno 5, per richiamare alla memoria i deportati Emilia Vitale, Saul Campagnano, Ermelinda Carmi, Ermene Carmi e Ida De Benedetti. A incastonarle sul selciato l’artista tedesco Gunter Demnig che nel ’95 le ha ideate, in memoria delle vittime nei campi di concentramento. Su ciascuna è inciso un nome. «In totale - spiega Paola Vitale - si ricorderanno sette dei 27 deportati da Alessandria»; e questo è quello che si è riusciti a fare quest’anno, ma l’obiettivo è di commemorarli tutti. .  

 

A Novi la prima pietra d’inciampo per onorare Silvio Salomon Ottolenghi sarà posta lunedì, alle 10, iin via Cavour, davanti al civico 67, di fronte all’ultima abitazione nota della famiglia Ottolenghi. Di Silvio Ottolenghi si conoscono poche informazioni: si sa che era un commerciante di stoffe originario di Acqui, dove visse per moltissimi anni. Aveva 5 figli e da Novi, dove si era trasferito, venne deportato ad Auschwitz nel ’44 dove fu ucciso.  

 

Undici le pietre d’inciampo ad Acqui per ricordare uomini deportati ad Auschwitz, Mauthausen, Dacau. Anche qui la cerimonia sarà lunedì, con partenza alle 14 da piazza Levi. Un corteo in sette tappe davanti alle case delle vittime: la prima in piazza Orto San Pietro, dove furono prelevati Michele Bechi e i figli Aldo, Aldina e Arturo e il cameriere Avito; in via Carducci, dove viveva Smeralda Dina; in via Monteverde, dove due pietre ricorderanno Enrichetta Ghiron e la figlia Dorina Ottolenghi. Quarta sosta in piazza Duomo, dove fu arrestata Elisa De Benedetti; quinta, in piazza Bollente per Ebe Vigevani; sesta, in corso Italia, per Ernesta De Benedetti; settima in via Saracco, dall’ex sinagoga, con posa della pietra per Roberto Ancona. 

 

A Casale sarà il 18 la data della cerimonia, che ricorderà Isaia Carmi e Matilde Carmi Foà in vicolo Salomone Olper, sede della Comunità ebraica, mentre la terza pietra sarà in via Pinelli, per Faustina Artom Borghetti. Saranno presenti i familiari dei deportati e l’artista. Il 27 sarà aperta la mostra «Il silenzio dei Campi», curata da Enrico Cominasso con immagini di Giorgio Ferraro, Mario Lanero, Giancarlo Violanti. E il 28, alle 15,30 in sala Carmi, una conferenza di Elisabetta Massera.

 

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