Istat, record storico per i contratti a termine. Diminuiscono ancora i “neet”

Scende di oltre 100mila unità il numero degli scoraggiati, chi non studia e ha smesso di cercare un lavoro


Pubblicato il 07/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 15:53

In Italia i dipendenti a termine raggiungono un nuovo record storico: gli occupati a tempo determinato nel terzo trimestre del 2017 sono 2 milioni 784 mila. Lo rileva l’Istat e si tratta del livello più alto dall’inizio della serie, avviata nel quarto trimestre del 1992: è il valore massimo da almeno 24 anni. Nell’ultimo trimestre crescono del 3,9% su base congiunturale e del 13,4% su base annua. I dipendenti a termine salgono infatti di 342 mila unità. Più contenuto risulta invece l’aumento tra i tempi indeterminati ( con un più 60 mila). Il lavoro dipendente mette così a segno un rialzo di 402 mila unità. 

 

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Ininterrotta da dieci trimestri, prosegue «a ritmi sempre più intensi» la riduzione del numero di scoraggiati, in calo di 101 mila in un anno (-5,7%). L’Istat precisa poi che oltre 1 milione e 600mila persone ritengono di non riuscire a trovare un lavoro e quindi hanno smesso di cercarlo. L’incidenza sul totale degli inattivi di 15-64 anni scende al 12,3% (-0,5% in un anno) e, sulla base dei dati di flusso, si stima un aumento delle transizioni dallo scoraggiamento verso l’occupazione (9,5%, +1,1 punti), che riguarda gli uomini (15,4%, +2,9 punti), il Mezzogiorno (11,0%, +3,6 punti) e soprattutto i 15-34enni (14,8%, +4,2 punti). 

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