“Osservatorio, aiuti alle vittime e Convenzione di Istanbul: abbiamo fatto molto, non tutto”

Le risposte di Boschi alla statistica Linda Laura Sabbadini
ANSA

Selfie con la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi


Pubblicato il 25/11/2017
Ultima modifica il 25/11/2017 alle ore 08:00
roma

Il punto di partenza è apparentemente confortante: la violenza nel suo complesso sta diminuendo, soprattutto quella ordinaria, quella meno grave. «Ma attenzione - avverte Linda Laura Sabbadini durante la videointervista con la sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi, ieri a La Stampa (da questa mattina sul sito) - perché se la maggiore consapevolezza da parte delle donne impedisce l’escalation di violenza all’interno delle relazioni, spinge però gli uomini a reazioni più efferate, col risultato che a fronte di una diminuzione delle violenze i femminicidi restano invariati e rischiano di aumentare». Una situazione che mostra l’efficacia di campagne di sensibilizzazione e di politiche mirate, ma «invita a tenere alta la guardia, proprio sul fronte delle politiche di contrasto».  

 

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«Diciamo subito che questa è stata una legislatura molto fertile da questo punto di vista - dice Maria Elena Boschi - Siamo partiti con la ratifica della Convenzione di Istanbul (secondo cui la violenza sulle donne non è un fatto privato, ma è violazione dei diritti umani, ndr) e siamo andati avanti, con i governi Renzi e Gentiloni, affinché quei principi fossero messi in pratica attraverso il piano nazionale antiviolenza». È stato istituito un osservatorio che analizzi i dati, ma anche sinergie con le forze dell’ordine, nella convinzione che il momento della raccolta di una denuncia di violenza sia fondamentale per una corretta messa a fuoco del problema. «In un piano che mira a supportare le donne a 360 gradi, abbiamo messo al centro le politiche abitative e politiche che facilitino l’inserimento nel mondo del lavoro per le vittime di violenza». Il segnale più consistente lo danno i finanziamenti: il piano antiviolenza prevede uno stanziamento di 33 milioni di euro all’anno per tre anni, oltre le voci che nei singoli bilanci ministeriali contribuiscono a sostenere le politiche di genere.  

 

 

Ci sono però alcune cose che si potrebbero fare a costo zero, ma che significherebbero molto per le donne che si trovano ad affrontare le difficoltà legate e conseguenti all’atto della denuncia. «Le donne che scelgono di denunciare sono molto sole - spiega Sabbadini - e spesso finiscono per subire una vittimizzazione “secondaria” nelle aule dei tribunali». A causa del normale turn over dei giudici infatti, «una donna può trovarsi a ripetere la stessa testimonianza per tre-quattro volte di fronte a giudici diversi». La cosa ha forti ripercussioni psicologiche ma anche pratiche, portando magari a ripensamenti in corso di procedimento. «Basterebbe applicare ai reati di stalking, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia la procedura che già si applica ai reati di mafia, dove la testimonianza viene resa una sola volta». 

 

La stessa cosa vale per le misure di sicurezza , che sono già previste per reati di mafia, traffico di stupefacenti o di immigrazione clandestina, e che si applicano una volta che si è finito di scontare la pena . «Di nuovo - suggerisce Sabbadini - perché non estendere anche allo stalking, alla violenza sessuale e ai maltrattamenti le misure di sicurezza, e in particolare il divieto di avvicinamento alla vittima?». «Anche per le misure di prevenzione si potrebbe estendere il divieto di avvicinarsi alla vittima - come attualmente utilizzato nei reati contro i bambini - a stalking, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia», suggerisce. 

 

Un’altra proposta a costo zero riguarda invece la legge del ’96, un pilastro nella storia delle politiche di contrasto alla violenza. «Quando si definisce la violenza contro le donne - dice ancora Sabbadini - si parla di “costrizione” ad avere o subire rapporti sessuali». La storia processuale ci dice però che questo argomento viene spesso usato dagli avvocati della difesa degli stupratori in quei casi in cui la donna anziché reagire si bloccava, col risultato che l’assenza di reazione diventa automaticamente assenza di costrizione. «Basterebbe sostituire il concetto della costrizione con quello del non-consenso, e queste ingiustizie potrebbero non ripetersi». 

 

«L’ultimo scorcio di legislatura forse non consentirà di mettere mano a tutti questi punti - riconosce Boschi - ma realisticamente credo che riusciremo a portare a casa la norma che esclude l’estinzione del reato di stalking con risarcimento economico e mi auguro anche la legge che tutela gli orfani dei crimini domestici: alla Camera si registrò una maggioranza ampia, mi piacerebbe che la stessa cosa si ripetesse al Senato». Ma gli spunti offerti danno alla sottosegretaria l’occasione per toccare un altro punto, ovvero la specializzazione dei magistrati: «Sarebbero da ipotizzare delle vere e proprie sezioni specializzate, o comunque una priorità per i giudici che si occupano di questi temi». E a proposito di vittimizzazione secondaria - aggiunge Boschi - «proprio ieri abbiamo approvato nuove linee guida sul trattamento ospedaliero per le vittime di violenza, che consenta di evitare il ripetersi di esami invasivi sia dal punto di vista fisico che psicologico». 

 

A quando, infine, la legge sul doppio cognome? «Va detto che qui abbiamo incontrato più resistenza, in particolare da alcuni parlamentari uomini, complicata dal fatto che ci sono i voti segreti. Sarebbe un bel segnale, ma non so se ce la faremo entro la fine della legislatura», conclude Boschi. «Sarebbe importante affermare il principio dell’automatismo del doppio cognome salvo diverso avviso», osserva però Linda Laura Sabbadini, «perché la formulazione attuale non lo fa. E dopo decenni di impostazione patriarcale meglio dare un segnale forte che far passare la legge così». Boschi ricorda che «il meglio è nemico del bene», e pur augurandosi che si arrivi all’automatismo, riconosce che «sarà difficile in questa fine legislatura discostarsi dalla legge in discussione». Un’alleanza trasversale tra le donne dei vari schieramenti potrebbe essere importante, «ma anche tra uomini e donne», aggiunge.  

 

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