Al Gran Ballo di Sissi a Roma pizzi e uniformi per un valzer d’altri tempi

L’iniziativa si deve a Nino Graziano Luca, coreografo e studioso del ballo, fondatore della Compagnia Nazionale di Danza storica

Gran Ballo di Sissi al Palazzo Brancaccio di Roma (Foto: Valentina Quarta)


Pubblicato il 21/11/2017
Ultima modifica il 22/11/2017 alle ore 09:35

Non solo mondanità, divertimento, rievocazione. Sabato sera, il «Gran Ballo di Sissi» al Palazzo Brancaccio di Roma ha riportato in vita, con un solo, travolgente colpo d’occhio, l’estetica di un’intera epoca, l’800, dove il culto per la «bellezza oggettiva» e per il decoro formale raggiunsero lo zenith. Sono circa le 19.00: con frac d’obbligo, facciamo il nostro ingresso nei saloni barocchi del palazzo romano, a poca distanza da Santa Maria Maggiore. Alle porte del salone d’onore, lo spettacolo toglie il fiato: trascinate da un valzer spumeggiante, volteggiano un centinaio di coppie in un caleidoscopio di pizzi e crinoline, bandoliere e alamari, sparati inamidati e uniformi scintillanti di spalline dorate.  

 

(Foto Valentina Quarta) 

 

L’ideatore  

L’iniziativa si deve a Nino Graziano Luca, coreografo e studioso del ballo, fondatore della Compagnia Nazionale di Danza storica, che spiega: «Nel corso degli anni ho raccolto più di 400 volumi di ballo antichi, in tutta Europa. È interessante notare come, solo a partire dal 1839, con la progressiva affermazione del ceto borghese, queste pubblicazioni cominciavano a presentare anche norme attinenti il bon ton, mentre nei volumi antecedenti tali indicazioni erano del tutto assenti dato che per gli aristocratici erano da considerarsi scontate. Accanto alle raccomandazioni più ovvie, i cultori ottocenteschi del bon ton prescrivevano anche raffinatissime attenzioni. Nel riaccompagnare la dama dopo un ballo, un vero gentleman avrebbe dovuto aspettare di vedere con quale piede la propria dama iniziasse a camminare, per mettersi al passo con lei».  

 

(Nino Graziano Luca con i suoi ospiti - Foto: Valentina Quarta) 

 

I partecipanti  

Quelle stesse normalissime persone - di tutte le età e ceti sociali - che avevamo incontrato pochi giorni prima durante lo stage preparatorio di «bon ton e portamento» curato da Luca con l’indossatrice Ino Mantilla, sono ora completamente trasfigurate. Se la ragazza ventenne, con le spalle scoperte, splende di luce propria accanto al fascinoso giovanotto in uniforme murattiana, anche i signori un po’ più agee brillano per decoro, fasciati in marsine e abiti lunghi che esaltano la dignità della figura. Non mancano i super-puristi: un partecipante indossa un’uniforme originale di cento anni fa; un giovanotto sui trent’anni, in divisa bianca e rossa, ha invece curato il suo look perfino nella folta barba asburgica, con baffi, basette e mento scoperto. Gli ospiti provengono da tutta Italia e da alcune capitali europee. Dato che spesso Quadriglie, Country dance, Valzer, Polke, Mazurke e Galop erano ben codificate nei manuali dell’epoca, non è difficile riunirsi, con prontezza, in file e circoli producendo figurazioni delle forme più varie e ben sincronizzate.  

 

(Foto Valentina Quarta) 

 

Valzer danza “scandalosa”  

Ad aprire ufficialmente il ballo, sono stati l’Imperatore d’Austria Franz Josef al braccio di Elisabeth di Wittlsbach, detta Sissi, impersonati rispettivamente dall’attore Vincenzo Bocciarelli e dalla giornalista Rai e conduttrice di Uno Mattina Benedetta Rinaldi. Spiega il M° Roberto Iovino, musicologo del Conservatorio di Genova e autore del volume: «Gli Strauss: una dinastia a tempo di valzer» (ed. Giunti): «Quando nacque, ai tempi della Rivoluzione francese, il valzer era considerato una danza scandalosa poiché gli uomini e le donne, per la prima volta, ballavano abbracciati. Idealmente, questo nuovo ballo era il perfetto antagonista del minuetto il quale era, invece, estremamente rigoroso: disposto in file preordinate, non prevedeva alcun contatto fra i sessi». Come noto fu la corte di Vienna a consentire al valzer (dal verbo tedesco «walzen» girare) di affermarsi in tutto il mondo. Intorno al 1815, si riunirono a nella capitale asburgica tutti i capi di stato d’Europa per ridisegnare i confini dei rispettivi paesi dopo la caduta di Napoleone. Furono circa 100.000 gli aristocratici provenienti da stati, ducati, principati e città europei che, de facto, diedero vita a una gigantesca kermesse di danza. «Il congresso balla» divenne, infatti, la frase ricorrente per giustificare il periodico stallo delle trattative.  

 

(Foto Valentina Quarta) 

 

Le regole  

Un decalogo prescritto da quasi tutti i manuali dell’epoca forniva dei consigli che restano validi ancor oggi. Ad esempio, mai eccedere col numero degli invitati rispetto alla capienza della sala «perciocché gli invitati, rimanendo in piedi e soffocati dal calore, vedrebbero cangiato in penoso sagrifizio l’esibito divertimento». Divertenti le regole che mettono in guardia dal monopolizzare una sola ballerina, magari la più bella: «tutti, infatti, hanno diritto di divertirsi». Sconsigliato anche invitare la dama al ballo «con modi repentini, con sguardi insolenti, o con aria di conquista». Del resto, sarebbe anche sconveniente «Simulare un impegno precedente per non impegnarsi colla persona che invita».  

 

Il rispetto per la donna  

Attuali più che mai i «comandamenti» sul rispetto per il gentil sesso: «Sarebbe egualmente imputabile di villania quel giovine che stesse occupando una sedia in presenza d’una donna, la quale rimanesse in piedi per mancanza d’altre sedie». «Non si tenga mai un linguaggio licenzioso, né si agisca con modi soverchiamente liberi, ancorché si sia certi del consenso della donna. Se l’oltraggio fatto ad una donna in qualunque luogo e in qualunque tempo venne sempre colpito dal pubblico biasimo, quello poi che le si facesse al ballo spingerebbe al colmo la universale indignazione. In conseguenza, l’uomo che di ciò si rendesse colpevole meriterebbe di esser perpetuamente proscritto dai pubblici e dai privati divertimenti». Ecco perché occasioni mondane come queste, sono anche un’occasione per riscoprire tutto il valore dell’antica cavalleria e finezza. 

 

(Foto: Valentina Quarta) 

 

Saloni dorati  

La Compagnia Nazionale di Danza storica si esibisce in tutto il mondo e ha organizzato galà in sedi prestigiose, come il Gran Ballo del Bicentenario del Congresso di Vienna a Schoenbrunn, il Gran Ballo del Regno delle Due Sicilie alla Reggia di Caserta, il Gran Ballo dell’800 allo Stefania Pelota di Budapest ed alla Casa del Commun Tesoro - sede storica dei Cavalieri di Malta - a La Valletta, e si è esibita anche al cospetto dei Reali della Malesia a Kuala Lumpur e nello spettacolo Gran Ballo del Governatore al Teatro dell’Opera di Astrakhan in Russia. Il prossimo appuntamento sarà il 13 gennaio 2018 al Grand Hotel Excelsior di Roma in Via Veneto con l’attesissimo Gran Ballo Russo.  

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