Pellegrini: “Ho pianto le stesse lacrime di Buffon”

La nuotatrice resta una delle poche portabandiera. “Desolante senza Mondiali, ma non si parli di vergogna”
LAPRESSE

Federica Pellegrini, oro olimpico nei 200 sl ai Giochi del 2008. Dieci medaglie ai Mondiali (5 ori)


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 17:00

Ammainata anche la bandiera del calcio, non restano più molti gli sportivi capaci di far sventolare il tricolore. Federica Pellegrini ha guardano l’assurda partita con la Svezia dal divano di casa e non l’ha ancora digerita: «Anche solo dire “Italia fuori dal Mondiale” non suona, è una strana frase, non sembra logica quindi non sembra vera». 

 

Lei è nata nel 1988, ha sempre visto l’Italia ai Mondiali. Che effetto fa scoprire che li possono giocare pure senza?  

«È un grandissimo dispiacere e da azzurra lo vivo pure come uno smacco che coinvolge tutto il movimento. Tutto lo sport». 

 

In che modo?  

«Il calcio è un traino, in Italia spinge all’estremo tutto. Di questo fallimento se ne parlerà per anni, i telegiornali lo mettono come prima notizia. Mi spiace che quest'estate non si vedrà sventolare la nostra bandiera, ma spero che magari sia un modo di sentirne finalmente la mancanza. Io la vorrei esposta spesso, come fanno gli americani. Non usata solo allo stadio». 

 

Una sconfitta così è un disonore alla bandiera?  

«Sbandiamo, lo capisco, però non perdiamo il buon senso: non diamo colpe che non esistono. È sport e non ha uscite strategiche: quando perdi una gara con una posta importante è un tonfo, è desolante. Non c’è modo di uscirne bene». 

 

Nessun cattivo esempio, quindi ?  

«Non penso che i giocatori si siano risparmiati. Hanno perso del loro e io so che cosa significa veder scivolar via un traguardo così. Ora conta ripartire dalla fondamentale domanda: che cosa si è sbagliato? Ed essere spietati nella risposta». 

 

L’azzurro spinge o pesa davanti a certi incroci decisivi?  

«L’emozione più grande della mia carriera è stata portare la bandiera ai Giochi di Rio. Ma in acqua quell’orgoglio non mi ha aiutata e dire che sono una persona davvero molto patriottica. In vasca, come in campo, puoi portarci tutti i colori che vuoi. Servono prima e dopo. Durante no». 

 

Che cosa ha pensato davanti alle lacrime di Buffon.  

«Le ho condivise. Le ho piante anche io. Alle Olimpiadi ci sono sempre andata, ma dopo i 200 stile libero di Rio stavo come lui e riconosco lo sfogo sincero. Non so se sia peggio viverlo da singolo o in squadra». 

 

 

Avrebbe voluto condividere trionfi e delusioni?  

«Non credo. Se stai male il gruppo può colmare le tue lacune, ma se stai stra bene e gli altri no, vieni risucchiato. Non lo reggerei. Temo di non essere fatta per il gioco di squadra». 

 

Per questo ha litigato con Paltrinieri? Giusto ieri la federazione ha archiviato lo scambio di opinioni a «dichiarazioni spiacevoli. Ma niente illecito».  

«Evviva. Non ho mai litigato con lui e ci siamo spiegati le incomprensioni sulla questione tecnico. La squadra del nuoto è unita». 

 

Come mai solo il nuoto vince in Italia e gli altri sport faticano quando non affogano?  

«Siamo un Paese piccolo e non troppo sportivo: siamo destinati a essere condizionati dai cicli». 

 

Ma il nuoto vince dal 2000...  

«Una stella del nuoto per volta. Da noi, a turno, un campione sposta l’attenzione. Ora siamo di più, ma emergono gli uomini e non c’è ricambio tra le donne per esempio. Nel calcio non funziona così, serve una leva non basta un fenomeno». 

 

Un messaggio per Buffon.  

«Non mollare. Se davvero vuole chiudere con la nazionale è una scelta privata, ma non si lasci definire da questa partita soprattutto perché alla fine è la vecchia guardia che ha dato il meglio pure contro la Svezia. E per tornare alla questione vergogna: una nazionale che ha Gigi come capitano può girare sempre a testa alta». 

 

Si è scusato con i bambini.  

«Vedete? Parole da campione. Sa che la nazionale ha tolto qualche sogno e ha sentito il bisogno di chiedere scusa. Io ricordo bene i Mondiali del 2006, ero in collegiale con la squadra. Che energia che davano quelle partite...» 

 

E agli azzurri che non erano mai stati a un Mondiale e ora devono aspettare 4 anni, che dice?  

«Lavorare, lavorare, lavorare sodo. Dagli errori si può imparare se hai la forza di rialzarti». 

 

Ora Buffon si è ritirato e Rossi sta un po’ nelle retrovie della Motogp, si sente più sola a portare la bandiera?  

«Ho ottima compagnia, a partire dal nuoto. In nazionale non sono l’unica che vince. E pure su Vale ci andrei piano: se resta significa che può ancora farci delle sorprese». 

 

Lei pensava di smettere nel 2012, ora non si ferma più. Aspetta di trovare qualcuno a cui consegnare il testimone della popolarità?  

«Mi diverto e ancora credo di poter competere con i migliori. Il giorno che sarò davvero lontano da loro mi ritiro subito».  

 

Senza Italia guarderà i Mondiali?  

«Devo proprio cadere nel televisore...». 

 

 

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