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Esteri
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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E adesso nel mirino c’è anche la glicemia

Alla base del diabete, è uno degli elementi chiave per il rischio delle malattie cardiovascolari

Così come è successo per i valori limite della pressione e del colesterolo, presto gli Usa potrebbero rivedere i limiti massimi della glicemia post-prandiale, adeguandoli ai parametri indicati già nelle nostre linee guida diabetologiche. Sempre nell’ottica di ridurre l’incidenza e la mortalità delle malattie cardiovascolari. 

 

«Mentre non ci sono differenze sostanziali tra gli Usa e l’Italia per quanto riguarda i valori della glicemia a digiuno, che in entrambi i Paesi non deve superare il valore di 100, oggi le indicazioni americane sui valori della glicemia dopo i pasti sono meno severe», spiega Stefano Genovese, responsabile dell’Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Irccs-Centro Cardiologico Monzino di Milano. «Negli Usa il valore limite per la glicemia post-prandiale è di 180 - aggiunge - mentre per le nostre linee guida il valore massimo previsto è di 160», aggiunge. Su questo il nostro Paese è stato più lungimirante. Tuttavia, anche in questo caso gli Usa potrebbero adeguarsi ai nostri parametri. «Studi recenti - riferisce Genovese - hanno dimostrato che la variabilità della glicemia è un importante predittore del rischio di eventi e mortalità cardiovascolare». Studi che sono diventati sempre più numerosi e che potrebbero spingere i diabetologi americani a rivedere i loro vecchi parametri. «Non è escluso che nelle prossime linee guida americane, la cui pubblicazione è prevista per gennaio, vengano rivisti i limiti per la glicemia post-prandiale», conferma Genovese. Si tratterebbe, anche stavolta, di un importante cambiamento per la sanità Usa. «Le ultime modifiche a questi parametri - sottolinea l’esperto - risalgono a circa una decina di anni». 

E mentre gli americani sono alle prese con la revisione di parametri su ipertensione, colesterolo e glicemia, in Italia l’intreccio di questi tre fattori di rischio cardiovascolare hanno portato alla nascita di una nuova visione della cardiologia sempre più integrata ad altre specialità, tra cui, appunto, la diabetologia. «Per questo il Monzino - annuncia Genovese - ha avviato una nuova Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche. Si tratta di un’unità dedicata alla ricerca e alla cura». 

 

Esiste, infatti, una relazione pericolosa tra diabete, malattie cardiache e vasi sanguigni. «È come se un problema alimentasse l’altro, generando meccanismi complessi che devono essere gestiti necessariamente in modo multidisciplinare». 

 

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