Pene fino a 17 anni per i “manager della tratta” tra l’Italia e la Francia

Una di banda di trafficanti di essere umani avrebbe organizzato 60 viaggi in treno o furgoni per portare i migranti dalla Sicilia a Ventimiglia. Pagando dai 500 ai mille euro
ANSA


Pubblicato il 13/11/2017
milano

Agganciavano i migranti nei dintorni della stazione Centrale di Milano o del centro della Croce Rossa di Bresso e -dietro pagamento- li portavano in Francia. Nascosti in furgoni o via treno per aggirare i controlli della polizia.  

 

Gli organizzatori di questi viaggi della speranza sono stati arrestati lo scorso gennaio ed oggi sono arrivate le condanne per 17 membri della banda con pene comprese tra i 3 anni e 4 mesi fino a 17 anni di carcere con rito abbreviato, ossia con lo sconto di un terzo sulla pena.  

 

Le ha chieste oggi il pm della direzione distrettuale antimafia di Milano Cecilia Vassena nel processo con al centro una presunta banda di trafficanti di essere umani, guidata da tre egiziani che, agendo come dei «manager della tratta», avrebbero organizzato e gestito oltre 60 viaggi, su furgoni o in treno dalla Sicilia alla Francia, incassando fino a mille euro da ogni migrante arrivato sui barconi dall’Africa. 

 

Le richieste di condanna sono state formulate nell’aula bunker che si trova davanti al carcere di San Vittore nell’udienza davanti al gup Stefania Pepe. L’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile di Cremona, aveva fotografato un sistema collaudato con cui la banda, con base operativa a Milano e composta anche da somali, tunisini, afgani e eritrei (coinvolti anche tre italiani con `posizioni minori´), strappava gli ultimi soldi a centinaia di migranti disposti a tutto pur di provare ad avere una vita migliore in Europa.  

 

L’indagine aveva portato all’emissione di un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di 34 persone (alcuni imputati sono a processo con rito ordinario in Corte d’Assise) per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina aggravata dalla trasnazionalità. 

 

L’organizzazione, aveva spiegato il capo dell’antimafia milanese Ilda Boccassini, «aveva persone che segnalavano i nuovi sbarchi in Sicilia e i viaggi potevano costare dai 500 ai mille euro dalla Sicilia alla Francia». In alcuni casi a Ventimiglia erano stati fermati furgoni «con 40 persone stipate all’interno in condizioni disumane, anche bambini». I cosiddetti «scafisti di terra», poi, istruivano i migranti per affrontare il viaggio in treno fino a Ventimiglia: la prima regola era distribuirsi per non dare nell’occhio, la seconda era di non parlare mai con i “passeur” che li accompagnavano.  

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