Pacemaker usati e riutilizzati per chi non si può permettere quelli nuovi: funzionano

Equipe mediche messicane hanno presentato i loro studi e i casi di 33 pazienti


Pubblicato il 07/11/2017
Ultima modifica il 07/11/2017 alle ore 12:56

Medici messicani hanno riutilizzato con successo pacemaker già usati, dopo una sterilizzazione standard, su pazienti che ne avevano bisogno ma non potevano permettersi il costo del device. Uno studio sull’argomento è stato presentato al congresso annuale della Mexican Society of Cardiology di Guadalajara a cui hanno preso parte gli esperti della European Society of Cardiology (Esc). 

 

«Si tratta di un piccolo studio, ma dimostra che con un processo di accurata sterilizzazione, pacemaker espiantati, con una batteria di sei anni, possono essere riutilizzati in modo sicuro», ha spiegato Carlos Gutierrez, cardiologo del General Hospital of Mexico. Aggiungendo che in Messico, stando ai dati forniti dal governo, la metà della popolazione non ha accesso ad una assicurazione sociale o privata che copra i costi di un impianto, e il 44 per cento della popolazione vive in povertà. «Questo significa - ha aggiunto Gutierrez - che un grande numero di messicani non può permettersi di curarsi». 

 

Lo studio prende in esame il caso di 33 pazienti a cui era stato prescritto l’impianto ma non avevano le possibilità economiche. Nell’ospedale messicano, dal 2011 al 2017, sono stati impiantati pacemaker già usati e donati dai parenti di persone decedute, nessun problema è stato registrato a sei mesi dall’intervento. 

 

Jose Zamorano, direttore del programma Esc in Mexico ha sottolineato che l’impianto viene usato su numerosi pazienti ogni anno in tutto il mondo, e che la modalità del riutilizzo consente di accedere a un salvavita importante anche a chi non ha i mezzi finanziari.  

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