Meglio un aumento salariale o il welfare aziendale? Otto lavoratori su dieci lo vogliono in busta paga
Meglio un aumento salariale o il welfare aziendale? Otto lavoratori su dieci lo vogliono in busta paga
I benefit nelle imprese sono diffusi ma manca un'informazione corretta sul loro valore
walter passerini
03/11/2017

Pochi, maledetti e subito. Suona così un vecchio adagio lavoristico sugli aumenti di stipendio in fabbrica, che oggi rivela una cultura del lavoro arcaica e lontana dalle potenzialità offerte, per esempio, dal welfare aziendale. Questo proverbio viene in parte confermato e in parte corretto dalla quarta rilevazione Mol (Monitor sul lavoro), il percorso di analisi volto a raccontare i mutamenti negli orientamenti dei lavoratori e nelle culture del lavoro, realizzato da Community Media Research per Federmeccanica. L’analisi è la prima sulle opinioni dei dipendenti sui sistemi di welfare aziendali e ha coinvolto un campione di 1.060 lavoratori, rappresentativi a livello nazionale, realizzando un approfondimento sugli occupati nell’industria metalmeccanica. Ha inoltre coinvolto circa 100 imprenditori fra i componenti degli organismi di Federmeccanica. L’indagine si è focalizzata su un tema di grande attualità, il welfare aziendale, oggetto di recenti interventi legislativi e anche uno degli elementi innovativi del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. 

Sulla diffusione del welfare aziendale, emerge come positivo il fatto che, secondo quanto dichiarato dai lavoratori, in oltre la metà delle imprese (54,2%) si registra la presenza di almeno un’attività legata al welfare aziendale e, là dove esse sono presenti, è più facile che non risultino iniziative isolate. Inoltre, se nei due quinti dei casi (42,7%) le forme di welfare aziendali hanno preso vita nell’ultimo quadriennio, nel restante 57,3% queste affondano le loro radici temporali più indietro, con un 14,2% che ha oltre 20 anni di sperimentazione. Il welfare aziendale risulta quindi un’esperienza per le imprese che negli ultimi anni ha avuto un’accelerazione importante. Inoltre, trova conferma la tesi secondo cui la presenza di iniziative di welfare aziendale genera un più elevato benessere organizzativo, un miglioramento della soddisfazione e dell’attaccamento dei lavoratori, oltre a un incremento della produttività.  

Sull’ informazione, diversi fattori evidenziano elementi in chiaro-scuro. Ad esempio, il grado di conoscenza della normativa attuale in materia di welfare aziendale. Ancora poco meno della metà dei lavoratori (47,1%) è consapevole che le iniziative collegate al welfare non sono tassate come un tradizionale aumento in busta paga. Significativa è anche la percezione che i lavoratori hanno sul loro livello di coinvolgimento nella scelta dei flexible benefit. Infatti, mentre il 60% dei lavoratori partecipa alla scelta delle iniziative possibili, una fetta importante (40%) ritiene di esserne escluso.  

Inoltre, di fronte all’interrogativo su dove preferirebbero far confluire un eventuale aumento di salario, fra soldi in busta paga oppure un sistema di welfare, i quattro quinti (80%) dei dipendenti scelgono l’opzione moneta sonante. Due le principali cause. La prima è la sensazione intorno alla fruibilità individuale dei diversi vantaggi. Se la metà dei lavoratori dichiara di utilizzare il benefit quando serve o in qualsiasi momento dell’anno, un’altra quota (compresa fra il 25 e il 40%) evidenzia difficoltà in questo senso. Ad oggi l’auspicio sarebbe ancora quello di ricevere i soldi direttamente in busta paga, non attraverso servizi o beni alternativi, proprio per poter decidere autonomamente dove e quando spenderli, ancorché siano più tassati (75,0%). L’altro motivo è rinvenibile nella scarsa conoscenza dei vantaggi fiscali previsti per questo strumento. Da qui la necessità di un accompagnamento delle politiche attraverso una più intensa informazione e valorizzazione.