Kardashian rapinata dalla vecchia guardia della mala parigina

Si pensava a organizzazioni internazionali o giovani sbandati. Invece dietro il colpo da nove milioni c’è una banda un po’ attempata e molto improvvisata
REUTERS


Pubblicato il 19/01/2017
parigi

All’inizio si era pensato al commando di un’organizzazione mafiosa d’alto bordo. O, al limite, a quel banditismo giovanile e violento che fa la legge in certe porzioni della banlieue. No, niente di tutto questo: a derubare nella notte fra il 2 e il 3 ottobre scorsi Kim Kardashian, la star dei reality show, in un lussuoso appartamento del centro di Parigi, è stata una banda improvvisata di delinquenti di bassissimo rango, più o meno attempati, esponenti di quella “mala” parigina che sa tanto dei film d’antan con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo (ma quarant’anni dopo). Non solo, vecchi malfattori alla riscossa, alle prese con una serie di passi falsi e imprevisti: tutto diventa un po’ comico, se la star ancora non facesse incubi. Ritorniamo a quella notte.  

 

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Mercoledì il quotidiano Libération ha rivelato una serie di indiscrezioni, su come sono andate le cose. La Kardashian alloggiava in un albergo senza insegna, molto discreto (e poco controllato), nel quartiere della Madeleine. Sono le 2:10 della notte. In cinque arrivano sul posto: tre in bicicletta (due, però, sono giunti a 500 metri da lì in auto, una Peugeot 508 nera). Altri due, invece, a piedi. La videosorveglianza li riprende (come durante la fuga) con le facce ben in vista. Indossano false uniformi della polizia. Si infilano i passamontagna e i guanti alle mani prima di entrare. Minacciano con le armi l’addetto alla reception, che li conduce nell’appartamento della star (sapevano perfettamente che fosse lì). Entrano in due (uno con occhiali da sci) e la Kardashian, terrorizzata, consegna subito loro il mitico anello di fidanzamento da 3,5 milioni di euro (con un diamante unico, grosso come una falange). Alla fine il bottino totalizza nove milioni. 

 

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Lei è imbavagliata e sbattuta nella vasca da bagno. I cinque fuggono: due ancora a piedi (uno zoppica vistosamente). Gli altri tre, ancora su due ruote. Ma uno di loro cade, sbattendo per terra un sacchetto con i gioielli dentro. Procede a piedi, con la bici alla mano. La mattina dopo una passante ritroverà un orecchino (con sei diamanti incastonati) perso in quella caduta, filmata dalle telecamere per strada. Non solo, i rapinatori hanno lasciato anche tracce di Dna sul nastro adesivo e le fascette usate per ammanettare la Kardashian: ennesimo passo falso. È proprio così che dalla banca dati nazionale delle impronte digitali è saltato fuori un nome, Pascal Larbi. La polizia ha capito poi che si trattava di un’identità usurpata da Aomar Ait Khedache, 60 anni, detto nel giro “Omar il vecchio”, latitante dal 2010 dopo essere stato condannato per traffico di stupefacenti. È lui il capo, quello con gli occhiali da sci. 

 

Gli inquirenti iniziano a pedinare suo figlio di trent’anni, che fa lo chauffeur di vetture private. La sua auto è proprio quella Peugeot 508 nera che si intravedeva nei video. Il giovane, la sera della rapina, vi aveva partecipato con il completo scuro e la cravatta che indossa ogni giorno nel suo lavoro. I poliziotti intercettano le telefonate di Catherine, detta “la Cathy”, 70 anni, moglie di “Omar il vecchio”, che tiene, come è scritto nel rapporto di polizia, «il segretariato criminale» dell’affaire. Individuano Omar in persona, ma non l’arrestano: lo pedinano per le strade di Parigi. Va in giro con Didier Dubreucq, altro pregiudicato, 61 anni, detto “Occhi blu”: c’era anche lui quella sera, come il suo amico François Delaporte, 55 anni, “il grande”, quello che zoppica, che a sua volta ha messo la banda in contatto con Marceau Baum-Gartner, 64 anni, un gitano che traffica di tutto, dai jeans ai fili di rame. Stavolta è andato più volte ad Anversa, dove avrebbe collocato i gioielli del colpo, ancora oggi introvabili.  

 

In un pomeriggio del 5 di dicembre, in un bar del 14° arrondissement di Parigi, Omar si ritrova con altri due componenti della banda. Sembra una chiaccherata fra miti pensionati, ma non lo è. Ci sono Yunice Abbas 64 anni, quello caduto della bicicletta, e Pierre Bouianer, detto “Pierrot” e la bellezza di 72 anni, altro esponente della gang. Ma come hanno saputo della presenza della Kardashian in quello strano albergo, senza entrata apparente? A spifferarlo a Omar è stato il gerente di un bar di periferia, il cui fratello fa lo chauffeur per una società privata. Aveva già accompagnato la Kardashian e i suoi a spasso per la città. Pure questi due, più giovani, sono stati arrestati, il 9 gennaio scorso, al pari del resto di questa banda di arzilli delinquenti di una certa età. Che ci avevano ormai preso piacere. E stavano pianificando un nuovo colpo, nell’appartamento di una ricca famiglia del borghesissimo 16° arrondissement. 

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